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Altri aspetti

ORGANIZZAZIONE DEGLI SPETTACOLI

L’organizzazione degli spettacoli teatrali non era mai decisa dagli autori, ma era specifico compito degli aediles o in qualche caso del praetor urbanus, i quali se ne servivano volentieri come mezzo di propaganda elettorale. Generalmente i magistrati stessi acquistavano il dramma dall’autore  e stipulavano una specie di contratto col “capocomico”, al quale pagavano una parte delle spese necessarie all’allestimento scenico. Con la vendita  l’autore perdeva, tuttavia, ogni diritto sulla sua commedia. Non esisteva, quindi, alcuna forma di tutela continuativa del diritto d’autore. Non di rado aediles e praetor profondevano anche del proprio denaro per l’allestimento delle commedie, pur di assicurarne la migliore riuscita. Questo comportava necessariamente l’esercizio di un certo condizionamento (“censura”) da parte del potere politico sulla libertà di pensiero degli autori.

Gli attori: il mestiere dell’attore  godette sicuramente di un grosso prestigio in Grecia, ma certamente non a Roma: qui, gli attori di drammi “regolari” erano schiavi o liberti, mentre quelli delle “Atellanae” erano uomini liberi. Gli attori si dividevano in due categorie principali: gli histriones e i mimi“. Oltre agli attori, delle compagnie teatrali (“catervae“) facevano parte il “capocomico”, un conductor (direttore delle prove) e il choragus“, una sorta di “tuttofare” che forniva i costumi e provvedeva alla messinscena. L’attore a Roma poteva definirsi un interprete completo, una sorta di “attore di musical” che recitava, ballava e cantava ma non godeva di una buona reputazione. I dialoghi degli attori erano accompagnati dai tibicen che, con degli strumenti a fiato, accompagnavano i dialoghi degli attori.

Miles Gloriosus

I costumi, insieme alle maschere, servivano per dare al pubblico un’indicazione sulla condizione sociale dei personaggi in scena: la tunica corta per gli schiavi, quella gialla per le cortigiane, quella rossa per i poveri, la purpurea per i ricchi etc. Gli attori si ispiravano nei costumi di scena a quelli greci per portare in palcoscenico lavori ambientati nella Grecia; se invece avevano come ambientazione la civiltà romana allora gli attori ricorrevano a vestirsi con la toga (nelle commedie) o con la praetexta (nelle tragedie). II teatro latino è distinto, infatti, nelle varie tipologie drammaturgiche secondo termini che fanno riferimento proprio all’abbigliamento dei personaggi: palliata, togata, cothurnata o praetexta.  I costumi di alcuni personaggi erano sempre uguali e

riconoscibili dal pubblico: il soldato portava la spada e la clamide, il messaggero il tabarro e il cappello, il villano la pelliccia, il parassita il mantello, il popolano il farsetto. Le poche fanciulle che appaiono, per esempio in Casina, ma non solo, sono oggetto del desiderio, ma spesso non appaiono in scena e quando vi entrano sono abbigliate da straniere, “all’orientale” o sono lacere nelle vesti. I costumi cambiavano a seconda del genere teatrale: commedia, tragedia e atellana.

Le maschere romane, sul modello di quelle greche, erano di legno o più semplicemente di tela, con attaccata una capigliatura:  rendevano più semplice l’interpretazione, non solo perché uno stesso attore doveva impersonare più ruoli, ma anche perché i tratti del viso erano esagerati e visibili da lontano (perché fossero identificati immediatamente i personaggi) e la bocca era fatta in modo da rafforzare il suono della voce: cose, queste, rese necessarie dalla ordinaria vastità degli antichi teatri.

Le occasioni: I Romani dedicavano alle diverse divinità alcuni giorni fissi dell’anno, durante i quali organizzavano, oltre alle celebrazioni di rito, anche spettacoli teatrali, che di quelle celebrazioni fossero ornamento e completamento. Definivano tali periodi Ludi“, accompagnati da un aggettivo che derivava o richiamava in qualche modo la divinità che si celebrava; i più

importanti di questi “ludi” erano:

  • i “ludi Romani
  • i “ludi plebei
  • i “ludi Apollinares
  • i “ludi Megalenses
  • i “ludi Florales

E’ stato così calcolato che a Roma c’erano, in media, almeno 11 o 17 giorni di spettacolo all’anno. E questi solo riguardo le occasioni suddette, che potremmo definire “ordinarie“. Tuttavia il numero va aumentato poiché sono da aggiungere i ludi dedicati ad occasioni straordinarie come i ludi votivi o i ludi funebres, o i ludi triumphales.

Altri particolari:

  • Quando durante la rappresentazione accadevano imprevisti, oppure essa non  si riusciva particolarmente bene, lo spettacolo poteva essere ripetuto (instauratio).
  • Il teatro, a Roma, non era solo un passatempo ma aveva anche un ruolo istruttivo, poichè si partecipava anche per riflettere su certi aspetti della vita cittadina. Il teatro di Plauto, però, fu quasi esclusivamente un teatro di evasione.
  • le macchine sceniche ……….. (chi ha voglia di occuparsene?)

Anna Caocci – Stefania Sanna – Eleonora Vacca

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