Fabula Fabulae

ovvero un sito dedicato alla Commedia Latina

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Livio Andronico – Museo Vaticano

Oltre a Plauto e Terenzio, altri commediografi meritano di essere ricordati, benché non ci siano pervenute le loro opere, ma solo alcuni frammenti di esse.

I primi autori della letteratura latina non erano di origine romana, bensì italici o greci latinizzati: nei primi secoli successivi alla fondazione di Roma, infatti, fare poesia o dedicarsi alla letteratura era visto come un’attività rozza e poco elegante, persino poco dignitosa, non degna dunque di un cittadino romano. Il poeta al quale si attribuisce la nascita del teatro e della letteratura latina è:

Livio Andronìco (III a.C.)

uno schiavo greco “letterato”, che, perfettamente bilingue, grazie alla sua cultura si fece mediatore tra la cultura greca e la cultura latina: tra l’altro trasferì, in lingua latina, l’Odissea di Omero con la sua Odusia, la sua opera più importante.

Andronìco scrisse anche numerose opere teatrali, sia tragedie che commedie. Ricordiamo infatti che il primo dramma latino che, per convenzione, fece nascere la letteratura latina, era di Livio Andronìco (240 a.C.). Questo dramma fu rappresentato per la vittoria romana nella prima guerra punica. Di quest’opera non si conserva alcun frammento; per tale motivo è impossibile determinare se sia una commedia o una tragedia. Andronìco si distinse per il fatto che, a differenza del teatro greco, preferiva l’elemento musicale rispetto a quello corale, che invece in Grecia aveva un ruolo fondamentale. Sono giunti fino a noi anche otto titoli di fabulae cothurnatae, cioè di tragedie aventi come modello Sofocle ed Euripide. Di esse, cinque trattano del ciclo troiano: Achilles (Achille), Aiax Mastigophorus ( Aiace fustigatore), Equos Troianus (Il cavallo di Troia), Aegisthus (Egisto), Hermiona (Ermione). Trattano di altri miti: Danae, che racconta la relazione di Danae e Giove, che genererà Perseo Andromeda, che narra il salvataggio di quest’ultima da un mostro grazie all’intervento di Perseo; Tereus.

Ma in uno spazio dedicato alla commedia latina, necessariamente dobbiamo ricordare Andronico anche (e soprattutto) per la composizione delle commedie, seppure, essendo egli poco interessato al genere comico, non meriti di essere ricordato tra gli autori più importanti che rappresentarono questo genere teatrale. Egli compose fabulae palliatae (commedie), delle quali restano solo sei frammenti e tre titoli:

  • Gladiolus (Lo spadino), che tratta la storia di un soldato fanfarone ed è ambientata nel periodo immediatamente successivo alla morte di Alessandro Magno.
  • Ludius (L’istrione)
  • Verpus (Il circonciso) o Virgo (La vergine) o Vargus (L’uomo dai piedi storti)

Suo contemporaneo è:

Nevio (III a.C)

Gneo Nevio

il quale, famoso per la composizione del primo poema epico-storico latino:  Bellum Poenicum, compose anche numerose opere drammatiche ed è ritenuto l’inventore della Praetexta (cioé della tragedia di argomento romano). Ci sono pervenuti i titoli sia delle tragedie sia delle commedie e qualche breve frammento: il più esteso dei frammenti comici è quello della Tarentilla; altri titoli (ai quali appartengono pochi frammenti)  sono: Colax” (“L’adulatore”), “Gimnasticus” (“Il maestro di ginnastica”), “Dolus” (“L’inganno”) e “Corollaria” (“La commedia delle ghirlande”). A differenza degli altri autori del III secolo a.C., Nevio trattava soprattutto argomenti seri e impegnativi, come per esempio la politica, e attaccava spesso personaggi politici piuttosto in vista  (come la famiglia dei Metelli). Per questa ragione fu persino messo in carcere e emarginato dalla vita politica.

E’ poi degno di essere ricordato il poeta

Ennio (III-II a.C.)

Ennio

il quale, ben noto per aver composto per la prima volta in esametri, invece che in saturni, la sua opera epica, conquistò il titolo di vero fondatore e padre della letteratura latina. La sua opera più conosciuta è il poema epico (Annales), in esaltazione di Roma, contenente tutti gli avvenimenti della storia romana, dalla fondazione della città fino all’età contemporanea del poeta. Ma di Ennio è nota anche l’attività di drammaturgo. Delle tragedie conserviamo circa duecento frammenti e 20 titoli, per lo più attinenti al mito troiano (coturnate). Solo due trattano contenuti romani.

Citiamo alcuni titoli come esempio:

  • Andromaca prigioniera: tragedia in cui la protagonista racconta la sua disperazione per la caduta di Troia;
  • Medea: una fabula cothurnata nella quale espone il mito di Medea;
  • Tieste: tragedia che ripropone il mito dei gemelli Atreo e Tieste;

Altri titoli di coturnate:

Achilles, Aiax, Alexander, Il riscatto di Ettore, Iphigenia, Hecuba, Telamo , Telephus, Alcmeo, Andromeda, Athamas, Cresphontes, Erechtheus, Eumenides, Melanippa, Nemea, Phoenix

Due sole sono le praetextae (commedie di argomento romano):

Sabinae: una fabula che narra l’episodio del ratto delle Sabine;

Ambracia: una fabula composta per celebrare la vittoria riportata nel 198 a.C. dal console Marco Fulvio Nobiliore;

Quinto Ennio

Ci sono pervenuti anche due titoli di commedie, ma il genio di Ennio non era molto adatto allo stile leggero e giocoso delle palliate;  per questa ragione, forse, vi si dedicò poco. Possediamo appena quattro versi, i quali non ci consentono di esprimere un giudizio sulla sua attività di poeta comico. I quattrio versi appartengono a due commedie: Caupuncula ( “La ragazza dell’osteria”) e Pancratiastes  (“L’atleta del pancrazio”).

La produzione letteraria di Ennio comprende anche quattro libri in versi polimetri, tre operette di carattere filosofico, alcuni epigrammi e scritti di vario genere.

Ci è inoltre pervenuto il “Canone” di Volcacio Sedigito , ovvero un elenco di autori di commedie messi in graduatoria, una sorta di top10 dei commediografi più importanti secondo l’autore. Grazie a questo  canone siamo inoltre informati dell’esistenza di altri poeti, oltre Plauto e Terenzio, Andronico, Ennio e Nevio, alcuni dei quali forse erano di uguale importanza, ma sicuramente hanno avuto meno fortuna.

Per esempio:

Cecilio Stazio

al quale Sedigito assegna la palma di poeta comico, collocandolo al primo posto, prima ancora di Plauto.

Dai frammenti pervenuti appare un certo interesse da parte sua per la solidarietà umana e l’aiuto reciproco, contro lo scarso altruismo di Plauto. Non ci restano che numerosi titoli (per la precisione quarantadue titoli di palliate: Aethrio, Andrea, Androgynos, Asotus, Chalcia, Chrysion, Dardanus, Davos, Demandati, Ephesio, Epicleros, Epistathmos, Epistola, Ex hautu hestos, Exul, Fallacia, Gamos, Harpazomene, Hymnis, Hypobolimaeus sive Subditivos, Hypobolimaeus Chaerestratus, Hypobolimaeus Rastraria, Hypobolimaeus Aeschinus, Imbrii, Karine, Meretrix, Nauclerus, Nothus Nicasio, Obolostates sive Faenerator, Pausimachus, Philomena, Plocium, Polumeni, Portitor, Progamos, Pugil, Symbolum, Synaristosae, Synephebi, Syracusii, Titthe e Triumphus) e pochi frammenti. I  frammenti più noti sono due e appartengono all’opera Plocium, dove la protagonista é una ricca signora romana, che vuole trovare una moglie per il figlio, sebbene lui avesse già messo incinta la figlia del vicino di casa. I dettagli della trama non ci sono noti.

Altri nomi citati nel Canone: Licinio e Attilio di cui, purtroppo non ci è rimasto quasi niente, il poeta Turpilio, del quale ci restano tredici titoli di palliate e frammenti per poco più di 200 versi, da alcuni dei quali si può ricostruire la trama della Leucadia, che tratta la leggenda di Faone e Saffo. E’ poi citato nel canone Trabea, ricordato come autore di fabulae palliatae: la sua opera è interamente perduta, se si eccettuano gli unici due frammenti noti che ci tramanda Cicerone. Infine vi è il poeta Luscio, anche lui compositore di commedie palliate, ma anche della sua opera non è rimasto niente. (Che cos’altro si può dire del Canone di V.S.?)

Paolo Pitzurra – Silvia Orione

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