Fabula Fabulae

ovvero un sito dedicato alla Commedia Latina

Commedia plautina

Plauto è il primo autore della letteratura latina di cui conserviamo opere intere (ne abbiamo addirittura ventuno) e anche il primo scrittore che si dedicò esclusivamente ad un unico genere letterario, la commedia, realizzando una sintesi originale della commedia nuova greca e di elementi tratti dalla tradizione popolare della farsa italica.

Menandro

MODELLI

I personaggi delle commedie di Plauto sono delle maschere fisse, dei tipi. Per questo motivo, sono già conosciuti dal pubblico quando si presentano sulla scena. Per i suoi contenuti, oltre che per i suoi personaggi e per le ambientazioni,  Plauto si ispira soprattutto ai principali autori della commedia nuova greca: Menandro, Filémone, Difilo, Demofilo, i quali   vengono citati dal poeta stesso in alcuni prologhi.  Importante ricordare che lo stesso Plauto afferma di “vortere barbare”  cioé di tradurre dal greco al latino le sue fabulae. La tecnica della “contaminatio“, cioè l’abitudine ad usufruire di opere diverse (più di una) per la realizzazione di una sola commedia, ha impedito spesso di individuare i modelli dell’autore. Per quanto riguarda il linguaggio e la comicità,  la principale fonte di ispirazione di Plauto è la commedia antica greca (non più la nuova di Menandro), ossia la commedia di Aristofane. Non mancano, tuttavia, influssi provenienti dall’Atellana e dai Fescennini , antiche forme pre-letterarie teatrali di origini italiche, anch’esse fondamebtali per comprendere lo spirito buffo e popolare dell’opera plautina.

Aristofane

Quanto Plauto sia fedele ai modelli è un problema irrisolvibile per l’impossibilità di mettere a confronto i testi latini con quelli greci, quasi del tutto perduti. Da ciò che ci rimane possiamo dedurre più o meno alcune somiglianze ma anche una certa autonomia del poeta dalle fonti e dalla commedia greca.

Chiara Cappellacci

Servus Callidus

PERSONAGGI

I personaggi delle commedie di Plauto sono delle maschere fisse, dei tipi. Per questo motivo, sono già conosciuti dal pubblico quando si presentano sulla scena. I più importanti sono:

  • Il “servus“: è probabilmente la figura più importante, colui che maggiormente anima le opere di Plauto. È sfacciato, geniale, astuto, ideatore di incredibili inganni a danni sia del senex sia dell’adulescens sia del leno. Quasi sempre la commedia ruota intorno a lui, è il deus machina e sembra che l’autore si identifichi con lui. È sempre a conoscenza di tutto ciò che succede o è il primo a conoscere i vari equivoci o gli scambi di persona.
  • Il “parasitus“: presente in nove commedie di Plauto, il parassita è uno dei personaggi più divertenti ma è allo stesso tempo invadente. E’ quasi sempre mantenuto da qualcuno e la sua caratteristica è l’ingordigia. Il suo benefattore è sovente vittima di beffe e derisioni da parte del suo parassita.
  • Miles gloriosus

    Il miles gloriosus“: il soldato fanfarone. E’ un soldato che si offre spontaneamente al miglior offerente per svolgere servizio militare e si presenta quasi sempre nelle vesti del “gloriosus“, ovvero dello sbruffone, che si autocompiace delle proprie gesta. Il miles si auto definisce anche gran seduttore, ma lo svolgimento dei fatti nelle commedia porterà sempre alla smentita di queste false verità.

  • Il “lenone“: il padrone di bordello o strozzino. E’ il commerciante di schiave, è quasi sempre colui che ostacola l’amore del miles gloriosus per una delle ragazze che lui offre. É un personaggio copiato dalla tradizione greca, infatti era prima sconosciuto ai Romani. La sua antipatia, il carattere malvagio e detestabile sono solo caratteristiche utilizzate per suscitare disprezzo nei suoi confronti, cosìcche il lettore sarà inevitabilmente soddisfatto quando il lenone sarà deriso e sconfitto alla fine della commedia.
  • Il senex“: il vecchio. Talvolta è il padre severo, che tenta invano di impedire gli amori dell’adulescens. Talvolta, però, assume anche il ruolo dell’amico.
  • L’adulescens“: è il giovane innamorato, tanto innamorato che spesso è incapace di superare gli ostacoli. Spesso è vittima degli scherni da parte del servus, ma quasi sempre viene aiutato dal medesimo.
  • La “meretrix“: i ruoli femminili sono decisamente meno rilevanti, tant’è che capita spesso che la ragazza desiderata non compaia affatto nella scena. Talvolta ha ruoli marginali. Il ruolo femminile più rilevante è quello della “cortigiana“, figura già conosciuta in Grecia e giunta successivamente a Roma. Spesso rappresenta la “donna oggetto” ceduta al miglior offerente. In questo caso il suo più grande desiderio è quello di essere riscattata (comprata) dall’amante.
  • La “matrona”: Di solito è la madre dell’adulescens e la sposa del senex, è spesso autorevole e mai arrendevole. Non è raro che il senex sia vittima delle sue ire furibonde.

Monica Aresu

 CONTENUTI:

Di tante commedie attribuite a Plauto, solo 21 sono considerate autentiche. Nonostante questo elevato numero di opere, nelle sue palliate Plauto usa fondamentalmente sei diversi tipi di trame:

  1. Una di queste è quella che ha per protagonista il servus callidus: vi è sempre una situazione intricata che viene risolta grazie all’ingegno di un servo.
  2. I simillimi (da Menaecmi)

    Un’altra, è quella detta dei Simillimi: vi sono scambi di persona ed equivoci riguardo all’identità dei personaggi.

  3. Vi è poi la tipologia dei Caratteri o della Caricatura:  vengono esaltati i tratti che distinguono un determinato personaggio.
  4. Nella tipologia romanzesca sono  invece  presenti elementi tipici di un romanzo, come il viaggio oppure l’avventura.
  5. In quella della beffa viene messa in risalto la comicità sgangherata tipica di Plauto: la vicenda ruota attorno agli scherzi, che possono essere più o meno innocui.
  6. Infine, nella tipologia dellAgnizione vi è un riconoscimento imprevedibile dell’identità di un dato personaggio che avviene solitamente alla fine dell’opera.

Stefano Corda

COMICITA’

Plauto non fu senza motivo uno dei più grandi comici romani: la sua comicità piacque perché si rivolgeva indistintamente sia al popolino sia agli uomini più colti e istruiti del tempo. Il suo scopo infatti non era quello di trasmettere messaggi morali o politici (né,  tanto meno, aveva intenzione di educare il suo pubblico attraverso le commedie), quanto piuttosto quello di intrattenerlo e farlo ridere. E a tale scopo ricorreva ad una comicità bassa e buffonesca che richiamava le forme di teatro popolare come l’Atellana. La comicità facile e sguaiata la si può ricollegare invece ad Aristofane, un commediografo antico greco. Plauto non era quindi portavoce di valori, ma nelle sue commedie esprimeva posizioni e giudizi spesso in contrasto fra loro, con il suo stile scherzoso, a volte dando l’impressione che li deridesse e li negasse allo stesso tempo, facendo sì che il divertimento e il gioco non mancassero mai.

La sua “Vis Comica”, quindi, è provocata da diversi fattori:

  • tono buffonesco (ma questo non esclude una minuziosa ricerca del termine giusto)
  • mordacità, battute volgari, esasperazione dei sentimenti naturali
  • topoi ( luoghi comuni)
  • personaggi fissi ( giovane innamorato, lenone, schiavo, parassita…)
  • temi sempre simili ( ragazzo innamorato ostacolato nel suo amore da un lenone o da un adulto e successivo lieto fine)
  • rapporto stretto con il pubblico (Plauto è solito richiamare gli spettatori per renderli partecipi dell’azione quasi complici di un gioco che diverte entrambi)
  • situazioni divertenti, equivoci, scambi di persona…

 Chiara Cappellacci

LINGUAGGIO E STILE

Una caratteristica dello stile di Plauto è la contaminazione, che consiste nel comporre una commedia utilizzando personaggi o scene provenienti da più commedie usate come modelli. Grande spazio occupano la musica e il canto, infatti più dei due terzi dei versi complessivi prevede l’esecuzione accompagnata dal flauto. Inoltre numerosi e vari sono i metri utilizzati, ma i più usati sono il senario giambico e il settanario trocaico. Il linguaggio di Plauto è molto energico, anche se conserva qualche caratteristica arcaica, ricco di espressioni popolari (come proverbi e nomignoli), ma anche di figure retoriche come l’allitterazione e l’anafora,  e di giochi di parole e neologismi. E’ molto frequente anche l’utilizzo di espressioni grecizzanti che grazie a lui sono entrate a far parte del patrimonio linguistico latino.

   Notevole importanza inoltre ricopre la commedia greca antica di Aristofane: Plauto infatti pur preferendo Menandro per le storie, sceglieva Aristofane come modello  per lo stile e per la comicità: sovrabbondava  infatti di termini volgari e talvolta osceni (sconosciuti a Menandro),  per raggiungere il suo intento principale che era quello di divertire a prescindere dai contenuti. 

   Un altro espediente utilizzato per intrattenere gli spettatori era quello di renderli partecipi della finzione teatrale, evidenziando il fatto che ciò a cui stavano assistendo non era la rappresentazione di un qualcosa di reale, ma di artificiale. I personaggi non esitano a rivolgersi direttamente al pubblico, interrogandolo e rendendolo complice dei propri piani,  per rendere la vicenda più coinvolgente e lo stile più leggero e piacevole.

Federico Secci – Clara Valentino

STRUTTURA DELLE COMMEDIE PLAUTINA

   La commedia plautina è caratterizzata dalla divisione in:

  • Argumentum, ovvero un breve testo all’inizio della commedia, a scopo informativo, che aveva principalmente la funzione di riassunto e che spesso veniva talvolta strutturato come acrostico, ioé in modo tale da formare il titolo della commedia stessa, in colonna, utilizzando le prime lettere delle parole della riga.
  • Prologo: all’argumentum seguiva il prologo, cioè una illustrazione degli antefatti della commedia, una spiegazione della causa degli intrecci o dei problemi che si sarebbero verificati nella vicenda rappresentata, in modo da facilitare il pubblico nella comprensione.
  • Deverbia e cantica:  I primi erano parti recitate spesso accompagnate dalla musica, mentre i cantica, come d’altronde suggerisce il nome stesso, erano per lo più monologhi cantati.
  • Infine la commedia plautina si sviluppava in atti suddivisi in scene di varia estensione.
  • Solitamente la commedia si concludeva dopo 5 atti, anche questi di varia estensione.

Margherita Arca

DIFETTI

Le commedie di Plauto presentano alcuni difetti:

  • il primo e più evidente è la prevedibilità e la ripetitività delle trame, che,  quasi sempre, rppresentano una contesa tra due uomini per una donna o per denaro, ma in quest’ultimo caso, sempre sempre con l’obiettivo di conquistare una donna; normalmente vince il giovane e l’altro è giustificato dalla sua posizione di vecchio o di sposato. Il servo è quasi sempre il più furbo, che escogita un piano per il padrone, è la figura comica che guida l’ intreccio della storia e si distacca maggiormente dai modelli greci.
  • Le storie, oltre che simili, sono spesso complicate e incoerenti, il discorso talvolta è molto dispersivo e con enormi contraddizioni.
  • Spesso anche grossolane, senza capo né coda
  • Troppa schematicità nella costruzione del carattere dei personaggi
  • Ma sono scelte intenzionali: Plauto sa che queste sono le commedie che piacciono al popolo e quindi asseconda i gusti del suo pubblico.

GIUDIZI

Orazio

Come è ormai noto, Plauto è uno dei più grandi geni comici di tutti i tempi, eppure, anche nell’antichità, non tutti i giudizi su di lui furono positivi. Tra di essi riportiamo alcune frasi di Orazio il quale lo accusò di fare teatro solo per guadagnare soldi e di non curarsi della struttura delle sue opere le quali (come si abbiamo detto sopra, a proposito dei difetti di Plauto) spesso hanno trame travagliate e senza un vero senso e personaggi poco delineati ma stereotipati e banali.

Ecco il testo di Orazio:

Guarda Plauto come tratteggia male la figura del giovinotto innamorato. Quella del padre avaro, del ruffiano furbo, quanto sia goffo nel ritrarre l’avido parassita, e com’erri col malmesso socco sul palco; pensa solamente a intascare quattrini e non si cura se la commedia caschi o stia dritta”.

Naturalmente Plauto non deve essere giudicato con il nostro metro infatti lui fu disposto a sacrificare alla comicità immediata della scena, sia gli equilibri della struttura compositiva sia le esigenze della logica e della verosimiglianza.

E’ importante anche ricordare il “Canone” di Volcacio Sedigito, che è un elenco dei poeti comici latini messi come in graduatoria: in esso il nome di Plauto compare per secondo, dopo Cecilio Stazio. Questo per capire che, nonostante di Cecilio Stazio non ci rimanga quasi niente, eppure fu il più acclamato poeta all’epoca e Plauto, per noi ben più famoso,  non fu il poeta di maggior successo.

Chiara Cappellacci
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