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I prologhi

Jacopo del Badia, Il “recitator” Calliopus legge il prologo degli Adelphi di Terenzio, xilografia, ed. Terenzio 1493, Lione

I PROLOGHI delle commedie di Terenzio non hanno la stessa funzione dei prologhi delle commedie di Plauto, i quali anticipavano i contenuti della rappresentazione, spesso togliendo al pubblico la suspence riguardo al finale. A causa delle numerose critiche che gli venivano rivolte e dello scarsissimo successo che otteneva con le sue commedie, Terenzio usa invece il prologo per difendersi dai critici  malevoli (noto è Luscio Lanuvino) e per giustificare le proprie scelte drammaturgiche.

Ciò che gli veniva rinfacciato soprattutto era di servirsi della contaminatio, di copiare commedie latine di altri autori, di essere poco vivace e coinvolgente nello stile e di non essere il vero autore delle sue opere, ma solo un prestanome di uomini illustri.

  • ll prologo dell’ANDRIA

Andria_Terenzio

Terenzio inizia il prologo dell’Andria mettendo in evidenza lo scopo che si prefigge nel comporre commedie, che coincide con lo scopo di tutti i poeti, cioè quello di piacere al pubblico e di essere apprezzato da esso. Purtroppo, però, egli è costretto ad usare il prologo per rintuzzare le calunnie di un vecchio poeta, il quale lo accusa di contaminatio (“Contaminari non decere fabulam”), precisamente di avere preso dalle commedie di Menandro, l’Andria e la Perinthia, diverse parti delle opere per poi integrarle nella sua commedia. Terenzio risponde alle accuse in questo modo:

  • Ammette di aver preso spunto dalle commedie di Menandro e non si giustifica affatto per questo, perché lo ritiene normale e lecito
  • Mette in evidenza soprattutto la necessità di emulare commedie che abbiamo in comune lo stesso argomento e dalle quali si possano prendere parti coerenti e comuni a tutte le commedie in discussione (l’Andria e la Perinthia avevano in comune lo stesso argomento)
  • Ribadisce che preferisce emulare loro piuttosto che la negligenza dei critici
  • Infine ritiene che la contaminatio non sia una novità da lui introdotta: anche Nevio, Plauto ed Ennio facevano uso di essa.>>> leggi il testo integrale del prologo

 Chiara Cappellacci

  • I prologhi dell’HECYRA

L’Hecyra ha due prologhi,  all’interno dei quali le tematiche principali sono:

1. Insuccesso della prima rappresentazione (il pubblico se ne andò per uno spettacolo di funamboli);

2. Cenno alla prima volta – Preghiera al pubblico di ascoltare benevolmente la commedia.

Durante le prime due rappresentazioni dell’Hècyra il pubblico dopo le prime scene abbandonò il teatro: durante la prima gli spettatori erano fuggiti dopo aver avuto notizia di uno spettacolo di funamboli, la seconda per uno di gladiatori. Nel secondo prologo, scritto per la terza rappresentazione, Terenzio ricorda questi insuccessi supplicando però il pubblico di offrirgli un’ultima possibilità stando attento  e in silenzio >>> leggi il testo del prologo

Inserisci il link al testo integrale del prologo (puoi copiarlo e incollarlo dalle mie slides)

Silvia Orione

  • Il prologo dell’HEAUTONTIMORUMENOS

In questo prologo Terenzio si difende da due accuse che un vecchio poeta velenoso, Luscio, gli muove:

1) aver usato la contaminatio e aver scritto poche commedie latine;

2) lo accusa di non aver scritto lui le sue commedie.

Dall’Heautontimorumenos

Il poeta inizia la sua difesa mettendosi nei panni di un avvocato che si trova davanti ai giudici. Non nega la prima accusa che gli viene fatta, anzi dice che continuerà a scrivere “contaminando” le commedie greche così come hanno fatto i più grandi commediografi che vuole imitare; dalla seconda non si difende e questo lascia aperto l’interrogativo: “Ma è Terenzio ad aver scritto le sue commedie o sono stati gli amici del circolo degli Scipioni?”.  La risposta non la sapremo mai, perchè l’autore lascia che sia il pubblico a giudicare: in conclusione, infatti, chiede solo che si faccia silenzio e che gli si conceda di mettere in scena la sua commedia e non lo si costringa a correre da una parte all’altra come i personaggi di Plauto solo per attirare l’attenzione del pubblico.>>> leggi il testo del prologo

Alfredo Olivo

  • Il prologo dell’EUNUCHUS

dall’Eunuchus: Fedria

Plauto comincia questo prologo inserendosi tra coloro che fanno di tutto per piacere alla gente e non hanno la minima intenzione di offendere nessuno. Così come nel prologo dell’Andria solo in questo ha ritenuto di impegnarsi: a far piacere alla gente le sue commedie. Ma ancora una volta si ritrova a smentire le accuse di Luscio che questa volta lo accusa di aver plagiato Nevio nella commedia Colax  e Plauto nel Miles Gloriosus perché in esse compaiono la figura del personaggio parassita e del soldato. Terenzio mette in guardia il suo accusatore: se non la finisce, prima o poi renderà pubbliche alcune “cosette” che potrebbero rovinare la sua reputazione, visto che da belle commedie greche egli sa ricavare solo brutte commedie latine. Per difendersi poi dall’accusa di plagio  dice che il suo non è stato un furto voluto, ma un peccato di inavvertenza: cioé non si era accorto che questa commedia era già stata latinizzata da Plauto e dai suoi predecessori. Infine, sostiene che è impossibile non copiare dal passato personaggi o caratteristiche della commedia, inventati dagli antichi commediografi: tutto è già stato detto. >>> leggi il testo del prologo

Anna Caocci

  • Il prologo del PHORMIO

In questo prologo, Terenzio si difende dall’accusa che Luscio gli ha mosso, cioè quella di scrivere commedie “deboli nei dialoghi” e “fragili nello stile”. Lui si difende dicendo che quest’accusa gli viene fatta solo perchè non rappresenta scene sguaiate come quelle di Plauto con servi che corrono da una parte all’altra o altre scene sguaiate. Infatti la commedia di Terenzio si distacca dal “divertimento a tutti i costi” di Plauto, mirando a un teatro più riflessivo e con temi più profondi come l’educazione o il rapporto tra padre e figlio etc. In questo prologo inoltre dice  “Se il poeta vecchio non l’avesse provocato per primo, il giovane non avrebbe potuto escogitare la recita di alcun prologo, non avendo di chi parlar male”, e lo ringrazia per averlo accusato e avergli dato modo di inventare un nuovo genere di prologhi.

>>> leggi il testo del prologo

Lucia Mereu

  • Il prologo degli ADELPHOE

Adelphoe

 Nel Prologo degli Adelphoe Terenzio fa emergere le accuse di plagiofurtum” e quella di avere ricevuto l’aiuto da parte degli “homines nobiles” per la stesura della commedia.

Il prologo inizia con il poeta che prende coscienza del fatto che la gente sia prevenuta nei confronti delle sue opere. Per quanto riguarda l’accusa di plagio, Terenzio dichiara di non avere copiato dai Commorientes di  Plauto (pur avendo Plauto scritto una commedia con lo stesso argomento) ma di essersi ispirato direttamente alla fonte greca (Difilo);  dichiara però che la scena che lo accusano di aver copiato è una parte dell’originale che Plauto aveva tagliato; perciò il suo non gli pare un furto: “Giudicate attentamente se questo vi pare un furto o la ripresa di una scena tralasciata”. La seconda accusa riguarda alcune dicerie che vorrebbero Terenzio prestanome per le commedie, che sarebbero state scritte in realtà da alcune sue conoscenze aristocratiche. Ma Terenzio non si difende da quest’accusa, anzi afferma che per lui si tratta di un onore, in quanto può vantare l’amicizia e la stima di persone di rango molto elevato che tutti stimano. Il prologo si conclude con l’invito rivolto al pubblico a non aspettarsi un prologo tradizionale;  infatti la trama verrà illustrata a grandi linee solo in poche battute. L’ultimo invito è ad essere benevoli con l’autore in modo da accrescere in lui il desiderio di scrivere ancora. >>> leggi il testo del prologo

Francesco Lampis

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