Fabula Fabulae

ovvero un sito dedicato alla Commedia Latina

Atellane

Dossennus (il gobbo astuto)

L’Atellana è un’antica farsa romana caratterizzata da un linguaggio popolare e contadinesco e da maschere fisse. Sorta intorno al quinto secolo a. C.  fra le popolazioni osche della Campania, il suo nome trae origini proprio dalla città di Atella.
La sua prima comparsa risale all’epoca in cui le genti osche, imitando un genere popolare, misero in atto una farsa rozza e realistica che mescolava l’ironia ad allusioni scherzose, talvolta anche di cattivo gusto.  L’ambiente era quello rurale o dei mestieri e degli ambienti più modesti.Questo genere di spettacolo inizialmente aveva luogo nelle carovane che permettevano agli attori di spostarsi di città in città: le compagnie teatrali erano itineranti e viaggiavano su un carro che molto spesso diventava un palco improvvisato su cui esibirsi. Gli attori recitavano seguendo un canovaccio anche se la rappresentazione, per la maggior parte dei casi, si affidava a un’improvvisazione di breve durata dal carattere popolare e farsesco: una delle sue caratteristiche era proprio  quella di non avere un filo logico o una vera storia scritta. L’unica cosa certa erano i personaggi, riconoscibili da maschere fisse:

  • Maccus, lo sciocco sbeffeggiato, dal greco μακκoàν “fare il cretino” ma anche di origine italica “uomo dalle grosse mascelle”;  indossava sempre un copricapo bianco di origine siriana probabilmente a causa della sua calvizie;
  • Buccus, da bucca, termine utilizzato per dire “uomo dalla bocca larga“, era  il grasso ciarlatano, ghiottone maleducato, il fanfarone che parlava a vanvera;
  • Pappus, da pappos “antenato”, era  il vecchio babbeo, rimbambito e avaro;
  • Dossennus, dalla radice etrusca -ennus, il nome è riconducibile al latino dossum, dorsum, “gobba” ; è il gobbo saccente e astuto.
  • A queste maschere antropomorfe se ne aggiungeva un’altra: Kikirrus, una maschera teriomorfa (ovvero con l’aspetto di un animale) il cui stesso nome richiama il verso del gallo.

    Kikirrus

    Quest’ultima maschera ricorda da vicino il Pulcinella che è sopravvissuto nella tradizione comica napoletana.

Stando ad alcune testimonianze l’Atellana veniva rappresentata dopo le tragedie, a chiusura dello spettacolo, e per questo fu accostata al dramma satiresco greco. Raffronti sono stati fatti (anche per l’uso di maschere) con la commedia dell’arte italiana.

I più importanti autori latini di Atellana furono Nevio e Lucio Pomponio (primi decenni del I secolo a.C.), ma pare che recitò in Atellane anche Plauto, il maggiore esponente della commedia latina.

A Roma l’Atellana ebbe grande e duraturo successo grazie alle allusioni scherzose, talora anche pesanti e ad un diffuso gusto popolare per il comico e per la beffa. Dapprima presentata isolatamente, poi, stando alle testimonianze forniteci dallo Schober in “De Atellanarum exodiis”, fu riesumata al termine della rappresentazione ufficiale della tragedia, come chiusura dello spettacolo, in brevi farse improvvisate, dette exodia, farse finali. Inizialmente era rappresentata da dilettanti romani, in seguito, gli spettacoli teatrali furono affidati ad attori professionisti (histriones). Prese per la prima volta forma letteraria al tempo di Silla, con testo scritto, avvicinandosi peraltro alla commedia palliata, soprattutto per merito di uno dei suoi più noti cultori Lucio Pomponio vissuto nel I sec. a.C. L’atellana decadde rapidamente nel sec. II d.C.

Eleonora Vacca, Chiara Cappellacci, Veronica Origa Pala, Silvia Orione

    

2 commenti

  1. fabulafabula

    volevamo provare la sezione commenti.
    si, funziona

  2. Giuli

    Questo sito è magnifico!! Bel lavoro, davvero 😉

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