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Fescennini

I ludi Fescennini sono opere della cultura preletteraria latina, tipicamente popolari, e sono la più antica forma di teatro popolare romano. Secondo Tito Livio, i versi fescennini furono introdotti a Roma nel 3° secolo a.C. per vivacizzare gli spettacoli di danza e musica di origine etrusca. Non ebbero mai una vera e propria evoluzione drammaturgica, ma contribuirono alla nascita di una drammaturgia latina.

Delle origini di questo genere si conosce poco, e anche il termine “fescennini” è di dubbia etimologia: potrebbe derivare o dalla città di Fescennium, dove si svolgevano feste agresti per il raccolto, o invece,  secondo un’altra ipotesi, trarrebbe origine da “fascinum”, che significa “malocchio” e nello stesso tempo “membro virile”.

Questo genere letterario sarebbe quindi il risultato dell’influenza etrusca nella cultura Romana e probabilmente segna il tentativo di esorcizzare la paura che i romani avevano per il malocchio. Può quindi essere considerato uno degli elementi da cui si sviluppò la “satura” latina.

I Fescennini si possono distinguere in due generi diversi: quelli inscenati e quelli rappresentati in occasione di matrimoni e feste contadine.

I fescennini erano caratterizzati da battute  particolarmente salaci e pungenti, (forse per ingraziarsi la divinità fallica da loro adorata ), accompagnate  da canti sempre a carattere licenzioso e da travestimenti e danze ridicole. Venivano recitati da semplici contadini,  senza l’aiuto di un copione prestabilito .

Questo genere di spettacolo veniva rappresentato  principalmente durante le feste rurali e durante i banchetti nuziali . Spesso, prendendo in giro gli spettatori  o alcuni celebri personaggi dell’epoca, facevano scaturire delle vere e proprie risse e liti; infatti, secondo Orazio, si sarebbe sviluppata, da qui in poi, una tradizioni di “salaci buffonate “, a carattere diffamatorio e queste rappresentazioni vennero bandite dal Senato.

Con l’avvento del teatro drammatico e del nuovo gusto drammaturgico, i Fescennini non vennero più inscenati come vere e proprie rappresentazioni, ma rimasero solo i Fescennini liberi, recitati in occasioni private e agresti.

Francesco Lampis, Claudia Giagheddu­­

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