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Satura

Nel significato contemporaneo, si identifica la satira con una forma dell’umorismo e, in qualche caso, della comicità; generalmente, si intende per satira, indiscriminatamente, qualsiasi attacco letterario o artistico a personaggi detentori del potere politico, sociale o culturale, o più genericamente vi si include qualsiasi critica al potere svolta in forma almeno salace. La satira latina racchiude due elementi tipicamente italici: lo spirito farsesco dei fescennini e le rappresentazioni di musica e danza etrusche. Vi erano coinvolti histriones (attori), riuniti in “greges” e consisteva in una rappresentazione teatrale mista di danze, musica e recitazione.

Etimologia: Il termine “satira” deriva dall’espressione satura lanx, ovvero “piatto pieno di primizie” ( di solito diversi tipi di frutta ) destinate agli dei, e indica la varietà dei motivi contenutistici, forme metriche e stilistiche. Un’altra radice etmologica della satira potrebbe risalire all’Etruria, dove il termine satura si applicava in origine a celebrazioni e offerte alla dea Cerere accompagnate da canti e scene giocose, caratterizzate dallo scambio di motti mordaci e licenziosi tra schiere di giovani, che poi fu vietato poichè portava a coinvolgere in queste battute anche le personalità politiche.

L’etimologia del termine satura è tuttavia controversa: il grammatico Diomede attesta diverse espressioni che fanno uso del termine satur: una lanx satura: “il piatto ripieno” che veniva offertoa a Cerere con le primizie dei campi, ma anche la lex satura,  che indicava invece un provvedimento legislativo che riuniva articoli su materie diverse. Il medesimo termine satura, poteva indicare, secondo Varrone, un ripieno per dolci formato da vari ingredienti. In conclusione, però, ogni spiegazione etimologica sottolinea la  “varietà”  dei contenuti.

Il primo esempio di Satura comparve a Roma quando, a detta di Tito Livio, per cercare di placare una pestilenza che affliggeva la città, di diede uno spettacolo nel quale dei giocolieri, provenienti dall’Etruria, si esibivano accompagnati da musici e versi poetici. Tito Livio ne parla nell'”Ab Urbe Condita“, Libro VII, paragrafo 2, mettendo in evidenza lo scambio di battute audaci tra giovani e il carattere irriverente che portò poi al divieto di rappresentarla. L’avvento della satura, propiziato dai danzatori etruschi, segnò a Roma l’inizio di un teatro non improvvisato e, si dice, favorì il formarsi di una scuola di attori, ma anche di musicisti. Tito Livio parla di spettacoli «ricchi di melodie», e di autori: non si esclude che si ricorresse talvolta anche al sostegno di testi parzialmente scritti.

Anna Caocci, Monica Aresu, Clara Valentino e Giulia Barbieri

   

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